The Alto Knights, di Barry Levinson

a cura di Ciro Andreotti

Frank Costello e Vito Genovese, un tempo inseparabili, dopo una giovinezza passata al soldo del Boss di Cosa Nostra Lucky Luciano, si trovano improvvisamente divisi quando Luciano finisce in carcere e Vito ne diventa l’erede naturale. Quando Vito, accusato di duplice omicidio, è costretto a emigrare in Italia, Frank su suo ordine, ne prende il posto fino al suo ritorno, gestendo gli “Affari di Famiglia” in sua assenza.

Robert De Niro, reduce dal successo della miniserie catastrofica Zero Day (id.; 2025) nella quale interpreta il ruolo del presidente USA, ritorna al cinema con un doppio ruolo che lo riporta indietro di molti anni. Per la precisione a un genere (il gangster movie) con in quale ha saputo flirtare ripetutamente in alcune delle sue migliori performance; da Il Padrino – Parte II (The Godfather Part II; 1974) a Quei Bravi Ragazzi (Good Fellas; 1990) e Casinò (id.; 1995). Fino, in tempi più recenti, a The Irishman (id.; 2019). Ed è purtroppo il paragone con quest’ultima pellicola che balza direttamente all’occhio la similitudine con la vicenda, reale, riguardante due dei Boss più famosi e sanguinari della Mafia Italo Americana. Perché il regista Barry Levinson, pur approfittando di una fotografia eccellente firmata dal premio Oscar Dante Spinotti, e di un protagonista al solito in evidente stato di grazia, e al quale offre la possibilità di trasformarsi sia in Vito Genovese, sia in Frank Costello, non riesce a fare decollare un film che viene diretto semplicemente con il pilota automatico. Senza particolari colpi di scena e che purtroppo pare la brutta copia di altre pellicole appartenenti al medesimo sotto genere.

Levinson, che aveva già diretto De Niro in Sleepers (id.; 1996), torna dietro la macchina da presa a dieci anni dalla sua ultima fatica per portare in scena la storia di un’amicizia tradita. Vissuta in un eterno ping-pong fra un passato, più volte evocato dai due ex amici, oggi rivali in affari; e l’epoca presente. A nulla pare valere la sceneggiatura del novantunenne Nicholas Pileggi, amico da oltre cinque decadi di De Niro, che seppe proporlo a Martin Scorsese e con il quale firmò sia Quei Bravi Ragazzi, sia Casinò, fino al più recente The Irishman, con il quale l’opera di Levinson spartisce l’idea del Boss a un passo dalla fine, intento a osservare la propria vita con gli occhi pieni di rimpianto.

Pellicola quindi che piacerà se si amano i film ben confezionati, pur in assenza di particolari sussulti. Capaci di offrire una visione molto crepuscolare del mondo di cosa nostra. Consigliamo però di astenersi tutti coloro che ricordano oltre alle pellicole succitate, anche il capolavoro di Sergio Leone: C’era una volta in America (Once Upon A Time in America; 1984) come ricordo del passato e di un’amicizia sfumata all’ombra della criminalità.

The Alto Knights – I due volti del crimine (The Alto Knights) USA – 2025. Regia di: Barry Levinson Genere: Drammatico, thriller Durata: 123′. Cast: Robert De Niro, Debra Messing, Kathrine Narducci, Michael Rispoli, Cosmo Jarvis Fotografia: Dante Spinotti Musiche: David Fleming Sceneggiatura: Nicholas Pileggi Montaggio: Douglas Crise Produzione: Irwin Winkler, Barry Levinson, Jason Sosonoff, Charles Winkler, David Winkler. Distribuzione: Warner Bros.

The Alto Knights, di Barry Levinson

Valutazione finale: 5/10